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Indubbiamente l'attesa per questo lavoro è stata a dir poco straziante. Molte band una volta raggiunto il culmine della loro carriera hanno deluso, questo pericolo i bardi tedeschi l'hanno corso in parte.
L'album è completamente diverso dai precedenti; tanto per incominciare il singolo che lo aveva preceduto conteneva "And then there was silence" di durata 14 minuti, una soluzione piuttosto insolita per il gruppo, che aveva fatto storcere il naso anche agli ascoltatori più accaniti. Globalmente però la band non ha deluso: i brani hanno degli arrangiamenti molto complessi e l'aspetto corale prende il sopravvento pure sulla voce di Hansi che, in certi casi, sembra essere soffocata. L'atmosfera che la band ha cercato di ricreare è quella di un' "opera", infatti tutte le tracce pur essendo diverse suscitano nell'ascoltatore le stesse emozioni.
Nella prima traccia, "Precious Jerusalem", il cambio di sound effettuato dalla band si fa sentire immediatamente, le chitarre dialogano perfettamente con i cori presenti mentre le pelli di Thomen perdono di incisività ed importanza .
Il secondo brano inizia con una parte acustica che lascia spazio ad una breve strofa cantata da Hansi per poi tuffare l'ascoltatore nel coro più lungo che i bardi abbiano mai composto; "Under the ice" è il pezzo che rende meglio l'idea della complessità compositiva di questo lavoro e mette in risalto i miglioramenti effettuati dalla band, soprattutto per quanto riguarda le parti vocali.
La batteria di Thomen che era trascurata all'inizio, sembra prendere forza in "Sadly Sings Destiny" anche se oscurata dalla prestazione davvero egregia dei chitarristi.
Il brano successivo - una ballata che sembra ricordare quelle composte nelle release passate - ci apre la strada verso la composizione più potente dell'album - "The Soulforged". Qui la voce di Hansi riacquista potenza ed i cori si fanno più crudi, quasi a dimostrare al pubblico che non hanno perso nulla della maestosità dei precedenti lavori.
Il sound che meglio rappresenta questa release è "Punishment Divine" - un pezzo da novanta, potente, tecnico, completo, che decolla già al primo arrangiamento; poi la canzone del singolo sopra citato conclude il tutto.
In generale questo album porta all'estremo lo stile che li ha resi celebri nel loro genere, forse esagerando, perché il lavoro non è di facile ascolto e la diversità dai precedenti può suscitare le critiche di chi preferiva il vecchio stile, ma questi cambiamenti non vanno ad intaccare la qualità della coposizione.
Voto: 90/100. Recensito da MetalGuardian il 19/07/2006 | Lascia un commento | Puoi commentare una band una sola volta! Per lasciare il tuo commento devi essere registrato! |
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