Iced Tears - CD Metal - Focus
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Musica -> Death Metal -> Cynic -> Focus
Cynic - Focus (cd cover) Disco preferito da 42 utenti.
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Band: Cynic
Disco: Focus
Anno: 1993
Tracklist:
1. Veil Of Maya 05:23
2. Celestial Voyage 03:40
3. The Eagle Nature 03:31
4. Sentiment 04:24
5. I'm But A Wave To... 05:31
6. Uroboric Forms 03:32
7. Textures 04:42
8. How Could I 05:29

Re-issued in '04 by Roadrunner. The album was remastered, has 6 bonus tracks,
including three '04 remixes, and three Portal songs, a deluxe booklet
containing new artwork, new liner notes, previously unseen pictures and a
personal message from Paul Masvidal.
Bonus Tracks:

9. Veil of Maya [2004 Remix] (5:21)
10. I'm but a Wave to... [2004 Remix] (5:21)
11. How Could I [2004 Remix] (6:19)
12. Cosmos (4:21)
13. The Circle's Gone (5:20)
14. Endless Endeavours (9:55)
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Testi e Traduzioni Disponibili: Veil Of Maya, How Could I, Celestial Voyage, Sentiment, I´m But A Wave To..., Uroboric Forms, The Eagle Nature

“Focus”, primo e purtroppo unico album dei Cynic, è un’opera d’avanguardia, affascinante e complessa. Uscito nel 1993, nel pieno del periodo d’oro del death metal, è un’indiscussa pietra miliare del genere, di cui ha rivoluzionato attitudine e limiti. Ha apportato in questo campo nuovi livelli di tecnicità e sperimentazione fino ad allora sconosciuti, ed ha in questo modo spianato la strada a moltissimi altri gruppi che non hanno mai smesso di considerare i Cynic come maestri di un certo modo di intendere il death.

Se però introdurre vagamente l’immensa portata di quest’album è impresa difficile, non è da meno quella di descrivere le capacità musicali del combo americano: mi soffermerò sui due fenomeni Sean Reinert (alla batteria) e Paul Masvidal (chitarra), la cui tecnica di chiara reminiscenza jazzistica è semplicemente sublime, riscontrabile lungo tutto l’arco dell’opera che non conosce neanche un punto di cedimento. Reinert tesse delle parti intricate, complesse e difficili da seguire, ma che esegue con precisione chirurgica, la stessa che emerge dal riffing compresso di Masvidal. Anche l’accompagnamento col basso è di matrice jazz, e si lascia andare ad assoli illuminanti qua e la, amalgamando magnificamente il tutto.

Ma veniamo all’ascolto diretto delle tracce: la prima è “Veil of Maya”, manifesto di tutto l’album. Riscontriamo anzitutto la presenza, che agli inizi potrebbe spiazzare l’ascoltatore, di una voce filtrata in tonalità alta, che si alterna complementarmente ad un growl non troppo basso. Sin da subito comincia ad apparire il superbo intreccio di riff pesanti, stacchi jazz-fusion e addirittura voci femminili! Mai nessuno aveva osato tanto, forse neanche a livello testuale: come da titolo si parla del “velo di Maya”, ovvero il limite alle capacità gnoseologiche (conoscitive) dell’uomo, costituito dal fenomeno, in perenne dualità con “la cosa in se”, indipendentemente da come la si percepisce con i sensi, ovvero il noumeno. Ed è proprio andare oltre i triviali sensi umani l’obiettivo dei Cynic: la complessità del reparto testuale altro non poteva che andare di pari passo con quella musicale. Sulla stessa scorta proseguono grossomodo le quattro tracce successive, “Celestial Voyage”, “The Eagle Nature”, “Sentiment” e “I’m but a Wave to…”, in un crescendo inarrestabile di emozioni che porta a “Uroboric Forms”, pezzo che a mio avviso spezza un po’ l’atmosfera mistica che si è creata, portando una ormai inattesa ventata di pesantezza: non che il resto del disco sia leggero certo, ma qui abbiamo qualcosa di unico, di primordiale, come l’origine e la struttura dell’universo di cui parla la traccia, un tema metafisico e sognante che ribadisce l’originalità di quest’opera. Il solito stacco ipnotizzante a metà introduce il cattivissimo finale del pezzo in questione: un vero e proprio terremoto in cui per la prima volta nel disco Reinert abbozza un blast-beat (non che nel resto del disco si fermi anche solo un attimo, ma è impegnato più che altro a suonare a 360° piuttosto che a martellare monotonamente) che va ad intrecciarsi in modo entusiasmante ad un tappeto fittissimo di doppia cassa. A questo punto credo sia davvero inesprimibile l’emozione che si può provare ascoltando l’intreccio acustico/batteristico che introduce alla strumentale “Textures”, un pezzo allo stesso tempo allegro e malinconico. Siamo così arrivati alla fine di questo viaggio spaziale, non prima però di esserci deliziati con la conclusiva “How Could I”, che dopo un’introduzione con la tastiera ci porta ad un’atmosfera cupa e paurosa oserei dire, per poi risollevarsi nel finale con un brillante assolo di Masvidal.

In definitiva, un album essenziale, rivoluzionario, certo di non facile ascolto e capibilità (serve molto tempo per assimilarlo…) ma che a mio avviso può dare immense soddisfazioni una volta messo nella giusta prospettiva. Semplicemente perfetto.



Cynic: a member of a group of ancient greek philosophers who taught that Virtue constitutes happiness and that self-control is the essential part of Virtue.

Voto: 100/100. Recensito da born to grind   il 15/06/2008

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