Iced Tears - CD Metal - Magnificat
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Spite Extreme Wing - Magnificat (cd cover) Disco preferito da 25 utenti.
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Band: Spite Extreme Wing
Disco: Magnificat
Anno: 2003
Tracklist:
01. L'Inizio
02. Acqua Di Fonte Di Gloria
03. La Stirpe Divina
04. Reminescenza Di Illusione Lunare...
05. Lothusbluthen I
06. Lothusbluthen II
07. Favola Di Ermafrodito (Part I)
08. Favola Di Ermafrodito (Part II E III)
09. In Battle...
10. Renewed Thirst Of Blood
11. My Wandering Spirit
12. Upcoming Evil

Viaggio Di Ritorno:
13. Vittoria
14. Tra Le Desolate Lande
15. Ritorno A Casa
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Non è senza una sorta di timore reverenziale che mi sono messo al lavoro su una recensione che si propone di esaltare e sublimare, nei limiti dei miei mezzi, quello che stimo essere una delle migliori uscite Black Metal degli ultimi 10 anni. Se quest’audace affermazione può sembrare pretenziosa, non mi preoccupo di addolcirla con bugie e giri di parole, anche se in quanto opinione posso benissimo capire e finanche approvare lo scetticismo dei più; se però tra questa moltitudine vi fosse qualcuno che mal parla della scena Italiana e che critica aspramente senza aver mai nemmeno prestato orecchio alla magnificenza di questo disco, prego costoro dal profondo del cuore di dare retta almeno a questo mio consiglio: ascoltatelo, perché la penisola, ha ben più da offrire della decadente Norvegia.
Quello che abbiamo tra le mani è lo splendido “Magnificat” (2003), il primo full-lenght del combo di Genova, contenente anche alcuni pezzi facenti parte di un demo che risale ai primi periodi di attività del gruppo, sul quale l’indiscusso leader Argento ha sempre rivendicato un egoistico ma più che giusto dominio. Infatti, testi e musiche sono tutti opera del suo ingegno, come rende manifesto il curato booklet, impreziosito tra l’altro da alcune elucubrazioni dell’ Arcano Incantatore (come lui stesso si definisce) che non mancherò di riportare, vista e considerata la loro bellezza e il loro profondo significato.

Tutto fu ambito
e tutto fu tentato.
Quel che non fu fatto
io lo sognai;
e tanto era l’ardore
che il sogno eguagliò l’atto.


Dolce poesia, che spiega con poche ed enigmatiche parole il concept che sta alle spalle dell’album, il quale ovviamente non fa altro che mettere in musica la genialità del suo patriarca.
L’intro, dal titolo estremamente eloquente (“L’Inizio”), si premura invece di essere elemento di coesione con la scelta del nome “Magnificat”; infatti per tutta la sua breve durata, corrispondente a non più di 40 secondi, l’ascoltatore viene introdotto nell’atmosfera cerimoniale e solenne che contamina l’intera opera grazie a un recitativo monastico di tipo corale. Il “Magnificat” è infatti il gioioso ringraziamento che la Vergine Maria indirizza alla cugina Elisabetta, come riportato nel Vangelo secondo Matteo.
Tale preludio viene letteralmente sovrastato dal maestoso riff iniziale della superba “Acqua Di Fonte Di Gloria”, che col suo incedere cupo e cadenzato ispira nell’ascoltatore un senso di orgoglio e potenza che raramente mi è capitato di provare; questo fino a quando la canzone presa in esame non libera tutta la sua impietosa ferocia, basata principalmente su una batteria impeccabile e incredibilmente veloce, impegnata in partiture che attingono a piene mani dalla scuola svedese, dove tutti i gruppi della scena fanno a gara a chi più martella dietro le pelli (come dice lo stesso Argento in un’intervista che ho avuto modo di leggere). Fantastico il corto assolo di basso, dalla distorsione blasfema e inquietante, e altrettanto bella l’ ancestrale parte parlata che si consuma proprio quando il pezzo è giunto al suo culmine.

“…E così ritrovai i cancelli: alla flebile luce di candele d’autunno, alti fusti s’illuminarono d’argento. Ode alla natura fu la mia parola allora…”

“…Sei solo, in una foresta, hai una visione, ciò che ti viene rivelato non ha parole umane, cominci a correre ma il bosco non ha fine; voli, ma degli alberi non vedi le cime. Piangi, impazzisci e muori…”

Il disco prosegue con la stupefacente “La Stirpe Divina”, traccia che in alcuni istanti è veramente intensa e ricca di pathos, anche grazie alla da me apprezzata decisione di adoperare sia linee melodiche con chitarre dai suoni puliti e agghiaccianti, (riprendendo ancora in parte la scuola svedese, benché vi siano anche evidenti reminescenze darkthroniane), sia di strumenti acustici.
La “Favola D’Ermafrodito”, suddivisa in tre capitoli, si attesta anch’essa su livelli eccelsi, e dimostra come nel black metal ci sia ampissimo spazio per la trattazione filosofica, essendo ispirata al celebre mito platonico.

“…Ai primi vortici invernali: la divina bugia frantumò la mia fede affinché questa venisse ricomposta come intima immagine del mio spirito…”

“…La guerra è in noi e noi siamo in guerra, chi non la combatte muore, chi la combatte vince o perde, chi dice d’essere neutrale mente, è vile e deve morire!…”

Degne di citazione anche ambedue le parti che compongono “Lotusbluthen”, per non parlare della splendida “Reminescenza Di Illusione Lunare”, che insieme a “Acqua Di Fonte Di Gloria” costituisce a mio giudizio il meglio che questo capolavoro ha da offrire. Seguendo il filo logico del concept da lui propugnato, l’Arcano Incantatore inserisce come intermezzo i pezzi facenti parte del demo del gruppo, che pur essendo anch’essi di altissima qualità, a dispetto di una matrice meno personale e più canonica, con quel tocco gelido e scandinavo, peccano leggermente nella registrazione, purtroppo parecchio scarsa; il che rende le canzoni rispolverate, come l’eccellente “In Battle…”, palpabilmente distanti dal disco. Ovviamente questo non va minimamente ad intaccare la bellezza del lavoro, poiché si tratta di una pecca veramente da poco, senza contare che questa manciata di brani è comunque estremamente gradevole.

“… > chiese il Maestro; > rispose l’uomo; >; <…>; >…”

“…Il tuo volto silvano vidi attraverso i ricordi di folti ginepri; di te sussurravano pini scagliosi e irti, e mirti divini, e ginestre fulgenti. Tu poeta d’estate, io silvano d’inverno…”

L’album trova la sua cessazione nell’evocativa e strepitosa “Viaggio Di Ritorno”, anch’essa suddivisa in tre capitolo che tuttavia risiedono nello stesso brano, restituendo all’intera opera omogeneità e una struttura monolitica. Sentenzio solo ora: sublime. Non è che una parola, ma forse è più eloquente lei dell’intero manoscritto che ho voluto comunque stilare, per rendere manifesta la mia assoluta devozione a coloro che portano alta la bandiera del Black Metal italico. Certo, abbiamo già avuto grandissimi gruppi come Mortuary Drape, Handful Of Hate e molti altri, ma in nessuno mai è così arsa la nera fiamma, senza contare che il cantato in italiano conferisce una patriottica fierezza all’intero lavoro. Pecco ancora di presunzione, per l’ultima volta, visto che sono ormai giunto al termine della recensione, e ripeto con tutta la risoluzione che ho in corpo che gli Spite Extreme Wing sono davvero, nel loro ambito, uno dei più grandi gruppi di sempre. Date loro fiducia; spero riusciate, come auspica Argento, a infrangere il “Silentium” per plasmare come un demiurgo il vostro microcosmo.

Voto: 100/100. Recensito da
MarcoMetallo   il 12/11/2006

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