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L’album che ho tra le mani in questo momento e che mi appresto a recensire è a mio avviso il full lenght meglio riuscito dell’intera discografia partorita dal duo Satyr / Frost. Sebbene nei precedenti due album era già emersa una peculiare vena epica dal sound della band, i suddetti album peccavano di eccessiva grezzezza nella produzione (questo per alcuni poteva anche essere un vantaggio). Ma andiamo ora ad analizzare piu a fondo il disco:
Il primo pezzo di Nemesis Divina, The Dawn of a New Age parte con l’agghiacciante e cattivissimo urlo di Satyr “This is armaggeddon”, che ci introduce ai riffs assassini della chitarra di kvelduv (nick che il guest nocturno culto adotta nel partecipare alla realizzazione di questo album), e ai micidiali blast beats del batterista Frost.
La song, come del resto l’intero cd nel suo incedere apocalittico conserva una certa melodiosità che rende la proposta musicale dei norvegesi meno ostica ai più.
Forhekset, la seconda traccia brilla per essere la più marziale dell’intero album, e qui Frost sfodera tutte le sue capacità tecniche nel picchiare duramente la batteria.
Arriviamo quindi ad ascoltare la canzone forse più famosa dei Satyricon, Mother North, che da subito ci colpisce dritti al cuore con una melodia davvero triste ed al contempo epica.
Questa atmosfera viene arricchita da un intermezzo un po’ più lento dove la nostra mente raggiunge epoche lontane nelle quali venivano, nel nome di Dio, perpetuati orrendi crimini per convertire le popolazioni indigene pagane che abitavano la Norvegia e l’Europa, al cristianesimo. Le successive ripartenze ed i conseguenti rallentamenti sembrano quindi infondere negli ascoltatori un sentimento di lucido odio verso la civiltà moderna dominata dall’ipocrisia.
Du son hater gud, anch’essa molto veloce, viene arricchita nel finale da una lugubre melodia di pianoforte. La successiva Immortality Passion, ci accompagna verso la splendida title track, Nemesis Divina che a mio parere rappresenta un’ ottima summa dell’intero album poiche nei 6 minuti e 54 secondi di cui si compone, possiamo ascoltare le differenti “anime” musicali dell’intero album. Non resta che godersi l’outro molto tetro, Transcendental Requiem of Slaves, per terminare l’ascolto di questo disco che considero un must per tutti gli amanti del black e del metal in generale.
Voto: 85/100. Recensito da thorthunder il 23/04/2007 | Lascia un commento | Puoi commentare una band una sola volta! Per lasciare il tuo commento devi essere registrato! |
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