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None So Vile: definirlo buon album sarebbe poco, ma veramente troppo poco…l’espressione migliore è Capolavoro del Brutal Death Metal, e non sto esagerando.
Se il debut-album aveva mostrato una buona band con tante idee personali, qui si trova il suo ottimo successore. Il combo di Montreal ora con questo disco raggiunge la perfezione musicale e tecnica, ed è la migliore espressione di sé stesso: troviamo infatti un sano brutal death tutto d’un pezzo, cattivo, veloce e senza cedimenti di sorta.
Musicalmente, non si allontana tantissimo dagli stilemi classici del genere, le composizioni sono uniche non solo a livello tecnico (si raggiunge infatti una bravura che rasenta la perfezione), ma per ciò che suscitano nell’ascoltatore, non consentendogli impassibilità: ogni riff incastratovi all’interno con minuziosa precisione è un colpo al cuore, e in generale i brani hanno un buon tiro, soprattutto per l’omogeneità e il senso di unità che possiedono, superando la mediocrità di pezzi con tanti riff veloci e tecnici posti in sequenza (quasi) casuale; possiamo dire dunque che Jon Levasseur (chitarra) ed Eric Langlois (basso) fanno veramente un buon lavoro, e sono degni di nota gli stacchi di basso in Slit Your Guts. Ma musicalmente, è inutile, a farla da padroni sono Lord Worm e Flo Mounier: il growler si dimostra infatti sicuro di sé, molto personale, e anche se non raggiunge toni cavernosi a là Barnes (tanto per fare un esempio) fa veramente un ottimo lavoro, che forse da’ al disco una marcia in più; anche i brevi urli in scream che ogni tanto si sentono vomitati fuori dal cantante ne dimostrano la grande capacità e versatilità.
Ed infine il lavoro di batteria di Flo: è qualcosa di veramente spaventoso, dato che la pesantezza del suo drumming è infinita, senza dar segno di volersi fermare, ma continuando a pestare violentemente come una furia assassina. Ma questa violenza è accompagnata ad un altro fattore: spesso per appesantire le partiture di batteria si tende a sacrificare la tecnica; qui invece la batteria fa un lavoro perfetto anche sotto questo punto di vista, facendoci risuonare le orecchie con patterns originalissimi.
Infine, le lyrics. Confesserò che ho capito subito che questo non era il solito album brutal con tematiche gore volte al disgustare l’ascoltatore, a volte palesemente create per raccontare schifezze e non la perversione che sta dietro ad esse. Le tematiche restano ovviamente quelle del genere (come confermano titoli eloquenti quali Slit Your Guts, Dead and Dripping, Orgiastic Disembowelment…) , ma trattate con un occhio diverso: una visione schizofrenica della violenza, del marcio di questo mondo (neanche la religione viene risparmiata, cfr Crown of Horns), un punto di vista psicotico e malsano. Brutal, certo, ma Brutal intelligente, non fine a sé stesso.
Qualcuno troverà strano il fatto che non mi sono messo a recensire pezzo per pezzo questo disco, preferendo darne una visione generale. Ma il punto è che resta impossibile per chiunque fare la recensione di un album incredibile come questo: se avessi recensito ogni singolo brano, tre giorni per leggere l’intera recensione non sarebbero bastati.
Signore e signori, l’unica cosa che posso dirvi è…ascoltatelo! Anche chi non è particolarmente attratto da questo genere, lo ascolti, e ne riconosca l’immenso valore per la storia del Death Metal.
Voto: 100/100. Recensito da Crazy Jack il 09/11/2006 La parola che potrebbe riassumere al meglio un lavoro come None So Vile è “capolavoro”. Tale definizione, a mio avviso, calza a pennello per un lavoro del genere, se non il migliore, certo fra i picchi più alti mai raggiunti dal brutal death metal.
Si potrebbero effettuare diverse considerazioni per analizzare le molteplici sfaccettature di questo disco.
Cominciamo dalla produzione: il lavoro svolto in tal senso è davvero notevole. Forse l’ unico strumento che ne risente parzialmente è il rullante della batteria, che avrebbe potuto essere messo maggiormente in evidenza; per il resto, invece, la produzione contribuisce a rendere il suono della chitarra e del basso potentissimo. Soprattutto la chitarra beneficia dei risultati migliori: potente, per l’ appunto, aggressiva (senza che i suoni risultino confusionari) per quanto concerne le ritmiche, nitida e precisa per gli assoli.
Considerando la prestazione dei singoli musicisti, basta anche un semplice ascolto per rendersi conto del valore straordinario di questi quattro ragazzi (fra tutti spicca Flo Mounier). Il cantante Lord Worm produce un growl cavernoso a dir poco, e raggiunge tonalità talmente basse che le parole pronunciate risultano inudibili. Il chitarrista Jon Levasseur, costretto ad accollarsi tutte le parti di chitarra dopo l’ abbandono di Steve Thibault, non si lascia intimidire dall’ arduo compito e sfodera una prestazione encomiabile, sfornando una serie di riff tecnici ma al tempo stesso coinvolgenti, di grande presa, mai pesanti da digerire. Una nota a parte meritano i suoi assoli, molto particolari, schizzati e stralunati.
Eric Langlois mostra il suo stile originale creando partiture di basso influenzate dal jazz/ fusion, il che gli permette una varietà compositiva notevole.
Flo Mounier, per quanto abbia raggiunto (per ora!) il massimo della padronanza tecnica nell’ ultimo Once Was Not, si dimostra già ora uno dei batteristi migliori della scena, in grado di padroneggiare una tecnica formidabile che gli consente di suonare pattern di grande complessità; forse la stessa fenomenale tecnica lo spinge talvolta a strafare (come nella parte centrale di Graves Of The Fathers), anche se si tratta di divagazioni limitate, contenute.
Anche a livello testuale None So Vile mostra una marcia in più: l’ autore delle liriche, Lord Worm, non si limita alla riproposizione di tematiche splatter tanto care ad altri gruppi, ma condisce i suoi testi con dichiarazioni blasfeme (come nell’ iniziale Crown Of Horns o nella conclusica Orgiastic Disambolwement; l’ interesse per forme di religione non convenzionale traspare anche dalla cover scelta per la copertina, la riproposizione di un dipinto di Elisabetta Sirani intitolato Erodiade Con La Testa Di Giovanni Battista), o rivelanti un insano interesse per una forma di sessualità malata (come su Slit Your Guts).
A livello musicale, credo sia scorretto definire None So Vile una specie di monolite: le canzoni che lo compongono non sono affatto uguali le une alle altre; si passa così da canzoni tiratissime come l’ iniziale Crown Of Horns a Graves Of The Fathers, che invece viaggia mediamente su tempi medi.
In effetti le canzoni presentano questa dicotomia fra parti velocissime ed altri più lente, dicotomia di cui il gruppo si serve per allentare la tensione e concedere tregua alle martoriate orecchie dell’ ascoltatore; o viceversa per riprendere con stacchi fulminanti la propria identità brutal.
Inoltre le stesse parti veloci e lente (si fa per dire) sono diverse, perché alcune di queste, specie nella seconda parte del disco, presentano un’ attitudine più oscura e tenebrosa.
Crown Of Horns e Slit Your Guts sono sicuramente le canzoni migliori del repertorio, nonché le più veloci; altre canzoni degne di nota sono la “lenta” Graves Of The Fathers, e Phobophile, aperta da un’ inquietante e solenne intro di pianoforte.
La grandezza di None So Vile non sta comunque, a mio avviso, nelle singole tracce, ma nell’ originalità della proposta, e soprattutto nella straordinaria capacità di coniugare al meglio una tecnica eccezionale con un altrettanto eccezionale feeling; pur essendo None So Vile un disco strepitosamente tecnico, non c’ è un solo riff scritto al solo scopo di sbandierare gratuitamente una tecnica grandiosa, ma anzi è stato il desiderio di creare un autentico disco brutal (con tutte le caratteristiche tecniche che il brutal comunque comporta) a permettere la realizzazion di questo capolavoro.
Voto: 88/100. Recensito da Mythycal il 27/11/2006 | Lascia un commento | Puoi commentare una band una sola volta! Per lasciare il tuo commento devi essere registrato! |
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