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In un periodo in cui si succedono freneticamente le uscite di nuovi album di questa o quella band, a volte è bene tornare indietro nel tempo per soffermarsi su quegli album che sono stati, più o meno ingiustamente, trascurati. E’ datato infatti 1999 “Pesn´ Velesa”, primo lavoro dei russi Ashen Light, passato in sordina nell’ancora poco conosciuto ambito folk metal (ricordiamo a tal proposito l’uscita, nello stesso anno, del primo album Midnattens Widunder dei maestri finlandesi Finntroll).
L’album parte subito bene con la magnifica “Vozrozhdenie”, che oserei definire, almeno a mio modestissimo parere, una delle più belle intro mai realizzate: l’ascoltatore viene subito rapito da un’incantevole melodia creata dal suono armonioso delle tastiere di Katerina.
“Veda Roda” continua l’Lp in maniera quantomeno curiosa, (e gli amanti del gioco “Age Of Empires” lo noteranno sicuramente), e fa seguire all’insolita parte iniziale una traccia intrigante e scorrevole, in cui la batteria la fa spesso da padrone, ma in cui non sfigurano assolutamente il flauto e l’apprezzabile scream di Lord Demogorgon.
“Lesnaya Tsarevna” ne è la degna continuazione: un breve assolo di chitarra acustica fa ben presto spazio a una ben realizzata miscela degli stessi elementi di cui sopra, con la pregevole aggiunta delle chitarre.
“Ros” riprende inizialmente l’atmosfera quieta già notata nell’intro, per poi scatenarsi in un magistrale connubio di epicità e malinconia, portando l’ascoltatore ad immaginarsi su una distesa innevata, circondato dalla natura più incontaminata.
E’ quindi il turno della title track, in cui l’assolo di flauto iniziale è la degna introduzione di un pezzo molto particolare, in cui i suoni di tutti gli strumenti si amalgamano in maniera perfetta, venendo ancora una volta degnamente accompagnati dalla voce di Lord Demogorgon.
“Vtoroe Rozhdenie” riprende lo schema di “Lesnaya Tsarevna” e propone un pezzo molto epico, che ricorda da vicino lo stile dei primi Pagan Reign, mentre “Poslednyaya Bitva” presenta un incedere più epico e marziale, ma non per questo meno suggestivo, e tiene viva l’attenzione dell’ascoltatore durante tutti i suoi quasi 6 minuti.
“Besnovataya” sembra deviare dalla strada intrapresa dalla band durante tutto il corso di questo full-length, in quanto fa seguire ad un’intrigante parte introduttiva una traccia dallo spiccato sapore black metal, impreziosita da un uso sapiente e non eccessivo delle tastiere.
Il disco si conclude quindi con l’outro “Pepelnyj Svet”, che non risulta particolarmente coinvolgente, ma che adempie in modo discreto al suo compito.
Come spesso accade, questo album non ha ricevuto l’attenzione che meritava, soprattutto all’epoca della sua uscita, ma questo non pregiudica minimamente la qualità di quello che è certamente un riuscitissimo disco folk metal, da ascoltare assolutamente.
Voto: 99/100. Recensito da Jojijo il 06/04/2007 | Lascia un commento | Puoi commentare una band una sola volta! Per lasciare il tuo commento devi essere registrato! |
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