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Il depressive black negli ultimi anni sta spopolando, inutile negarlo. Quante formazioni tutti i giorni ci propongono il solito pastone di chitarre ronzanti, urli i più sguaiati possibili, e di atmosfere che di solito hanno solo la pretesa di essere opprimenti.
Questo non è il caso di Xasthur.
Quello che affiora in questo disco non è normale depressive, è qualcosa di infinitamente più pesante, sfiorato da un tocco ambient che invece di creare spiragli di luce, rende i suoni ancora più malati.
Il gioco del nostro Malefic è stranamente semplice: i brani sono lunghi e hanno una media di 3 riff ognuno, tutto si basa sulle intuizioni melodiche che sembrano soggiogare il marasma sonoro immenso creato dalle chitarre ritmiche, straziate da una batteria non particolarmente complessa ma ben prodotta e condite da uno scream assurdo che raramente riesce a soppiantare il resto dei suoni.
Il disco è aperto da “Disarmonic Convergence” una intro un po’ tetra ma che effettivamente non introduce per nulla alla devastazione emotiva che di lì a poco ci travolgerà. L’iniziale “Prison Of Mirrors” è un brano che ha il fine di martoriare l’animo dell’ascoltatore con riffs tanto estremi quanto tristi per più di 12 minuti. Il brano di per sé riesce comunque a farsi amare, difatti è già praticamente considerato un classico per gli amanti di Xasthur. Segue “Beauty Is Only A Razor Deep” altro brano stupendo ed esasperato, che non lascia scampo all’ascoltatore, e che si fa segnalare per uno stacco terzinato davvero da orgasmo, altro capolavoro del disco. Quindi è il turno di “Trauma Will Always Linger” brano fondamentalmente semplice nella struttura, aperto e chiuso da uno stupendo riff drammatico che non vi lascerà incolumi, intervallato da un break dal mood oscuro e claustrofobico.
Un veloce intermezzo ambient a nome “Pyramid Of Skull” e veniamo catapultati in “Arcane And Misanthropic Projection” brano vorticoso e ben fatto che si fa ricordare per uno stacco di basso, forse un po’ lungo, ma che in realtà non è ai livelli eccelsi del trio iniziale. Arrivato a questo punto l’idea che mi sono fatto è che il meglio fosse passato e mi è venuto naturale pensare al peggio.
Ma presto mi resi conto del mio errore di valutazione, annichilito dal riff disperato di “Victim Of Your Dreams” che si segnala già dalle prime battute come una delle canzoni più belle del disco. La traccia mantiene l’attenzione per tutti i 6 minuti, che potranno sembrare addirittura pochi, malgrado una struttura semplice e prevedibile. A quel punto, ancora scosso mi butto a capofitto nelle due strumentali “Through a Trance of Despondency” e “Loss and Inner Distortion”, la prima si basa su 3 discreti minuti di musica, senza troppe lodi, la seconda invece è un pezzo fondamentalmente acustico anche se veramente ispirato, che a suo modo mi ha riportato alla mente i Silencer (Swe) per quell’atmosfera di finta calma che riesce a creare l’angoscia nell’ascoltatore..
La titletrack del disco esplode nei nostri padiglioni auricolari con il suo incedere lugubre e i suoi maestosi rallentamenti, dal retro gusto doomeggiante, il brano è ben sviluppato e piacevole, che malgrado tutto riesce a tenere alta l’attenzione, cosa praticamente miracolosa in progetti che usano questo tipo di atmosfere..
Il compito di chiudere il disco dignitosamente spetta a “Malice Hidden In Surrealism” brano che sembra rubato dal Burzum di Filosofem, a causa di quell’utilizzo particolare dell’ambient proprio del Conte, una scelta del genere lascia un po’ spiazzati, anche se la traccia si fa sicuramente apprezzare.
In questo modo si chiudono 70 minuti freddi, malefici e sudanti, che non lasciano veri e propri momenti di respiro, levigati da una produzione calibrata al punto giusto per tutti gli strumenti, anche se, come ormai è solito per il nostro Malefic, lascia un po’ in sottofondo le vocals, ma se ne esce comunque veramente provati.
Tirando le conclusioni mi limito a dire che Xasthur è sadico, ama prendersi gioco dell’ascoltatore, eppure riesce a farsi amare, con la sua proposta tutta basata su riffs sempre maledettamente ispirati ed esageratamente emotivi. La tentazione di rifilare a questo disco il voto massimo c’è, ma alla luce delle considerazioni già fatte e di una effettivamente scarsa varietà (particolare che gli ascoltatori si troveranno un po’costretti ad ignorare) ho ridimensionato il mio giudizio.
Voto: 88/100. Recensito da Tristan il Necrofilosofo il 01/09/2008 | Lascia un commento | Puoi commentare una band una sola volta! Per lasciare il tuo commento devi essere registrato! |
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