Iced Tears - CD Metal - The Number Of The Beast
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Iron Maiden - The Number Of The Beast (cd cover) Disco preferito da 177 utenti.
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Band: Iron Maiden
Disco: The Number Of The Beast
Anno: 1982
Tracklist:
1. Invaders (Harris)
2. Children Of The Damned (Harris)
3. The Prisoner (Harris/Smith)
4. 22 Acacia Avenue (Harris/Smith)
5. The Number Of The Beast (Harris)
6. Run To The Hills (Harris)
7. Gangland (Smith/Burr)
8. Total Eclipse (Harris/Murray/Burr)
9. Hallowed Be Thy Name (Harris)
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Testi e Traduzioni Disponibili: Hallowed Be Thy Name, Run To The Hills, 22 Acacia Avenue, The Number Of The Beast

“The number of the Beast” esce nei negozi di dischi il 22 marzo del 1982, pubblicato dalla EMI Records. Arriva dopo “Iron Maiden” e “Killers” e precede “Piece of mind” e “Powerslave”, andando a formare così un quintetto di dischi che potrebbero da soli racchiudere in sé tutto ciò che è l’heavy metal. La novità fondamentale di questo album è l’arrivo nel gruppo del ventiquattrenne vocalist Bruce Dickinson, soprannominato “air raid siren” per i suoi acuti devastanti. Bruce è anche molto colto e preparato e purtroppo possiamo solo immaginare cosa sarebbe stato questo disco se lui fosse arrivato un po’ prima, per poter partecipare alla creazione dell’album, oltre che all’esecuzione.

La creazione invece, come spesso e volentieri accade negli Iron, spetta quasi esclusivamente al talento del bassista Steve Harris.

Ma parliamo del disco. La prima traccia si intitola “Invaders”, e non è affatto una novità ma bensì una rivisitazione di “Invasion”, già presente nel demo “The soundhouse tapes” (1979) e più volte sperimentata dal vivo, che parla della brutale invasione vichinga nella Gran Bretagna La voce di Dickinson e qualche arrangiamento a livello ritmico ad opera del drummer Clive Burr fanno la differenza, e si sente.

Poi arriva la ballata “Children of the damned”, ispirata all’omonimo film del 1963, che parla delle discriminazioni subite da sei bambini dotati di poteri paranormali. Questa traccia è di sicuro il primo evidente segnale di una notevole maturazione compositiva rispetto ai primi due album.

Anche “The prisoner” si ispira alle pellicole, stavolta di una celebre serie televisiva inglese degli anni ’60. Canzone molto orecchiabile, che inizialmente i Maiden proposero spessissimo dal vivo, salvo poi lasciarla un po’ sadicamente nel dimenticatoio...

“22 Acacia avenue” è la conclusione della trilogia iniziata nel 1980 con “Charlotte the harlot” e proseguita nel 1981 con “Murders in the rue Morgue”, eseguita con grande personalità da tutto il gruppo. Episodio davvero memorabile anche perché (a parte il finale) si scosta notevolmente da quelli che sono stati finora i canoni tradizionali dello stile Maiden.

“The number of the Beast” è ispirata ad un sogno di Steve Harris ed è uno dei due singoli tratti da questo lavoro. I versi introduttivi sono recitati dall’attore horror Vincent Price, e sono diventati una leggenda e un icona dell’heavy metal. Inutile poi parlare della canzone, evitiamo di essere banali e ripetitivi…

“Run to the hills” è l’altro singolo, sicuramente quello di maggior successo. Una cavalcata epica che racconta lo sterminio degli indiani d’America da parte dei coloni europei, che spesso gli Iron collocano in fondo alla scaletta per salutare nel modo migliore il pubblico (memorabile a Rock in Rio nel 2000).

Eccoci dunque alle due tracce meno positive dell’album, guarda al caso quelle in cui Harris ha avuto un ruolo marginale nella stesura. Si tratta di “Gangland” e “Total eclipse”: la prima resta comunque negli annali del metal per la devastante ed impressionante estensione vocale di Bruce Dickinson, tant’è vero che diventò praticamente improponibile dal vivo; la seconda è decisamente più rockeggiante e divertente, ma a mio modesto avviso non c’entra niente col resto dell’album.

L’ultima canzone del disco si chiama “Hallowed be thy name” e non ci sono aggettivi per descriverla né termini di paragone a cui accostarla, basta posizionare il lettore cd sulla traccia numero 9 e premere play. Dopo 7 minuti e 10 secondi non avrete parole per spiegare la bellezza e la varietà delle melodie, la tecnica degli assolo di Smith e Murray e l’inedita profondità della voce di Dickinson. E un’ulteriore nota di merito va al testo (ancora una volta col marchio di Harris), che racconta le ultime ore e le ultime preghiere di un condannato a morte prima di essere condotto al patibolo. Lasciatemi dire che, qualora ci fosse mai stato qualche dubbio sulla qualità del disco nel suo complesso, “Hallowed be thy name” ha il potere di dissipare qualsiasi incertezza.

Infine, il voto da assegnare all’album. E questo “The number of the Beast” si meriterebbe 10, ma sono dell’idea che la perfezione non esista né in cielo né in terra e quindi, anche se lo considero il miglior album metal insieme a “Master of puppets” (Metallica), “The sound of perseverance” (Death) e “South of Heaven” (Slayer), gli do comunque un bel 9 molto, mooolto abbondante.


:mrgreen:

Voto: 90/100. Recensito da casizzolu   il 14/06/2006

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