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Era il lontano dicembre 1994, quando in una notte fredda e nebbiosa un uomo, fiero della sua tradizione e della storia della sua terra, assieme ad altri amici dai nomignoli impronunciabili, si accinse a registrare quello che è diventato nel tempo uno dei capisaldi del Pagan Black Metal.
Io, sei anni dopo, mi trovai fra le mani questo cd dalla copertina minacciosa e dal sapore antico, e dopo sermelo accalappiato come se fosse un tesoro (e per me lo è tuttora), tornai a tarda sera nella mia stanza invasa dall'oscurità. Poche semplici mosse, e mi sdraiai sul letto, con il lettore cd sul ventre…
Partì un rumore di battaglia, di zoccoli e di urla, ricordi di antichi saccheggi.. Poi un eco di timpani, sempre più vicini, un intro di chitarra, sporca come la lama di quei combattenti, e "Blood Of Heroes On My Sword" partì con le sue note incalzanti, inondandomi di serena tranquillità: quello che avevo comprato era un vero disco di marcio Black Metal... Ma poi una sorpresa, si aggiungono altri suoni, campionamenti davvero eccellenti, e il suono si fa più corposo, la voce gracchiante di Darken mi narra di antiche battaglie, del suo odio verso i cristiani, che distrussero la sua terra e i popoli fieri che, opponendosi all'improvvisa invasione, vennero sterminati senza pietà. Ed è proprio questa la rabbia di cui si nutrono questi tre musicisti per suonare questi riff serrati, questi mid-tempo sempre potenti e mai scontati. Le altre tracce si susseguono lentamente, molte superano i sei minuti di durata, da segnalare "The Dark Battlefield"-"Black Metal War"-"To die In Fight" e quella piccola perla che è la title-track, che con il suo incedere lento e marcato crea un atmosfera davvero speciale.
L’eccessiva lunghezza delle canzoni (caratteristica ricorrente del gruppo) non rende l’ascolto pesante e monotono, ma ancora più eccelso nel far viaggiare nelle situazioni ricreate.
Tanti potrebbero non cogliere il messaggio che Darken e soci hanno voluto trasmettere in queste tracce, ma per chi non vuole perdersi una vera perla di Pagan Metal (con forti influenze Black alla Burzum), questo può essere davvero un ottimo acquisto.
Un’altra nota di merito va affibbiata alla band per non essersi mai arresa ai trend delle generazioni future, continuando instancabile a sfornare capolavori anche nei momenti peggiori.
Questo album è solo il terzo di una lunga serie discografica,che ormai ha superato i dieci capitoli, altro segno della pregevole perseveranza della band.
Partorito dai monti minacciosi, dalle foreste oscure che circondarono villaggi di antiche popolazioni, dai lupi che dichiaravano le loro scorribande alla luna, liberi come il vento glaciale del cielo del nord. E se pensate che questo possa in qualche modo snaturare la rabbia primordiale dell'album, vi sbagliate di grosso!
Massimo rispetto.
Voto: 100/100. Recensito da Vlad Dracul il 21/05/2007 | Lascia un commento | Puoi commentare una band una sola volta! Per lasciare il tuo commento devi essere registrato! |
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