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Dopo l'ottimo debutto Die Ewigen Steine e il mini cd "Buchonia", i Menhir, alfieri di un "Pagan Folk Metal" originale e coinvolgente, pubblicano nel 1999 il loro secondo full lenght, dedicato alla leggende e alle tradizioni della loro regione, la Thuringia per l'appunto.
Dopo un maestoso intro strumentale dal sapore epico-medievale, grazie al quale la band ci introduce in epoche remote e leggendarie, il primo vero brano del disco "Die Kelten" inizia ferale e travolgente. Come la maggior parte dei brani di Thuringia, il riffing è di matrice chiaramente Black Metal, ma arricchito dalle ariose melodie di tastiera della brava Manuela.
A rendere unico il feeling dei Menhir è anche la versatile voce di Heiko Gerull, che in questo brano passa con disinvoltura da uno screaming gelido e rude a possenti e coinvolgenti clean vocals, notevolmente migliorate rispetto al primo album.
"Die Kelten" è un brano maestoso che si alterna a momenti più cupi, dotati di un'aura di mistero, proprio come il popolo dei Celti; spiccano su tutto le meravigliose le melodie di chitarra, in particolare l'assolo conclusivo del brano.
"Schwertes Bruder" è caratterizzata da un'emozionante parte iniziale, dove le chitarre si accompagano alle clean vocals alternate allo scream, e a brevi momenti acustici: stupefacente il modo in cui i Menhir riescono ad evocare immagini così lontane e affascinanti, in un medioevo fantastico, dove qualsiasi evento che oggi sognamo ad occhi aperti poteva accadere tranquillamente .
"Thuringia" è dotata di una sezione ritmica che rasenta il Symphonic Black Metal. Ferale nei taglienti riff di chitarra, evocativa nelle aperture melodiche, solenne e marziale quando le clean vocals e i mid tempos più riflessivi si fanno spazio tra la furia che percorre questo brano,come Die Kelten, concluso da un toccante solo.
"Einherjer" è tra i miei brani preferiti: chitarre sinistre e dissonanti si stagliano sopra le grida e il cozzar di lame della battaglia, ben presto supportate dallo screaming graffiante di Gerull, quando tutto d'un tratto tutto si quieta in un mid tempos da brividi: chitarre, tastiere e clean vocals subentrano al furore iniziale in un'atmosfera totalmente diversa, ben presto rimpiazzata da travogente "cavalcata" d'ispirazione Viking. L'alternanza di momenti violenti ad altri più sinfonici, non fa altro che intensificare il coinvolgimento emotivo dell'ascoltatore, in un brano che non può celebrare meglio il valore di un Einherjer e allo stesso tempo i suoi timori "umani".
Ed eccoci a quella che per la sottoscritta è la canzone migliore dell'album, sintesi del sound folk-introspettivo di "Buchonia" di quello più Black Metal di Die Ewigen Steine.
Un incedere marziale ed epico, cupo e sofferto, viene spezzato dalle atmosfere sognanti, solenni e "cavalleresche" , create dal connubio synth-clean vocals: e per l'ascolatore è un tuffo incontrollabile nel lontano passato, che continua a rivevere in noi grazie alla capacità di evocare immagini e sensazioni remote che solo pochi gruppi sanno ancora fare.
Le melodie intessute dalle chitarre sono cariche di drammaticità e di un pathos guerriero, restano indelebili nella mente sin dal primo ascolto.
La successiva "Bonifatius" sprigiona energia da ogni singola nota: anche qui sono le chitarre che costruisono il riffing portante, maestoso e concitato, che progressivamente si trasforma in un riffing di matrice Black, alternandosi a momenti più rilassati.
A chiudere Thuringia ci pensa il meraviglioso pezzo strumentale, introdotto da un malinconico arpeggio sulle onde del mare. Tristezza, inquietudine, oscurità meditata sono le emozioni che scaturiscono dalle chitarre, le quali si fanno portatrici di assoli da brividi: privi di qualsiasi artificio virtuosistico, le note arrivano dritte all'anima.
Come bonus track troviamo la cover "Woman Of Dark Desires" dei Bathory, a mio parere una delle migliori in circolazione.
Con Thuringia i Menhir pur mantendo sempre una struttura prevalentemente Black Metal del sound, iniziano ad incorporare elementi folk-medievali che prenderanno poi sempre più campo nei lavori successivi, quali Ziuwari e Hildebrandslied. Nonostante alcuni riffs risultino "alla lunga" un pò ripetitivi, i Menhir inaugurano con quest'album il loro marchio di fabbrico, un sound che ai tipici canoni del Folk-Black Metal, unisce un'anima "arcana" e un"non so che" di antico rintracciabile in pochissimi gruppi (forse solo nell'omonimo album dei Borknagar ).
Voto: 85/100. Recensito da BloodyMary il 04/07/2007 | Lascia un commento | Puoi commentare una band una sola volta! Per lasciare il tuo commento devi essere registrato! |
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