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Il dolore dell'uomo nell'abisso cosmico. Così potrebbe essere riassunta l'anima di "Tristheim", il terzo full lenght dei tedeschi Helheim. Dopo due album di Viking-Black Metal, attraversato da riflessivi ed oscuri momenti atmosferici, la band ci sorprende con un album interamente acustico di estrazione Neo-Folk.
Tristeheim non è uno dei tanti album Folk spensierati e goliardici, che allietano festosamente certi momenti. E' il dolore e la malinconia in musica.
La nostalgia di un passato ormai trascorso, di un mancato compimento, di qualcosa che non c'è o che non è mai esistita. Il tutto acuito dalle immagini del booklet: rami secchi e contorti. come animati da una sofferenza che non può quietarsi, foglie secchi, il chiaro di luna che si fa strada tra gli alberi, corvi che spiccano il volo, senza meta.
I brani sono di breve durata, alcuni non superano i due minuti, ma lasciano delle ferite aperte, tangibili. In "Sturmrast", le chitarre acustiche ricreano sapientemente la quiete notturna di una radura sperduta; le note iniziali di "Nichtort", a dispetto del titolo (Luogo Notturno) sembrano parafrasare l'alba di un giorno malinconico e grigio. Il canto di Valdr è sussurato, parlato, a tratti lamentoso: non c'è traccia dello scream-growl di Falland Vörandi.
"Tief Verborgen" è uno dei brani più lunghi dell'album: una tetra ninna nanna tra le folate di un vento gelido e funesto: meraviglioso l'inserto di fisarmonica sul finale, uno strumento spesso associato alla festa e all'allegria, che qui si trasforma in una melodia disperata e tetra.
Dopo l'oscuro e addolorato intermezzo di piano che attrversa interamente "Tiefes Wasser", le chitarre acustiche diventano protagoniste di "Lenger enn erindring", che seppur breve è da brividi. In "Gedanken" i sentimenti sono contrastanti: è un barlume di speranza, seppur tenue, a sostenere il brano, reso ancor più intensi dai cori che lo accompagnano nel riffing finale."Immer eine Nacht" è una commovente litania, uno dei brani che mi hanno colpita sin dall'inizio, per il coinvolgimento emotivo che riesce a provocare durante l'ascolto, così come la "bucolica" Welkes Blatt", arricchita da violino e flauto."2 31" è una delle tracce più tetre e "spettrali" di Tristheim, che per certi aspetti mi ricordano le atmosfere di Blackwater Park degli Opeth.
L'highlight del disco è per la sottoscritta è"Zwielicht, Nebel, Dunkelheit", uno dei brani che meglio riescono ad evocare immagini vaghe, oniriche, fatte di malinconia e immense distese di ghiaccio e campi brulli. La voce di Valdr passa dal cantato sommesso, al disperato, suscitando ricordi lontani e le più disparate emozioni.
E' praticamente impossibile, mettere in forma scritta, le sensazioni che ogni singola canzone può trasmettere. Questo perchè Tristheim, è un album che parla direttamente all'anima, soggettivamente, che coinvolge il nostro essere nel modo più totale e per certi versi "devastante" possibile, dilatando gli spazi e aprendo dimensioni inaspettate. Va ascoltato al buio, perchè anche i suoi silenzi vogliono comunicarci qualcosa, e nonostante l'insana tranquillità che lega i numerosi brani, che al primo ascolto possono risultare di semplice struttura, si giunge alla fine dell'album quasi senza accorgersene, anche se l'atmosfera che circonderà l'ascoltatore al termine di questo viaggio interiore, muterà notevolmente.
L'ennesima conferma di come le metal bands possano essere tanto versatili sul piano musicale.
Voto: 88/100. Recensito da BloodyMary il 22/07/2007 | Lascia un commento | Puoi commentare una band una sola volta! Per lasciare il tuo commento devi essere registrato! |
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