Iced Tears - CD Metal - Under The Sign Of The Black Mark
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Bathory - Under The Sign Of The Black Mark (cd cover) Disco preferito da 52 utenti.
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Band: Bathory
Disco: Under The Sign Of The Black Mark
Anno: 1987
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Testi e Traduzioni Disponibili: Call From The Grave, Massacre, Woman Of Dark Desires, 13 Candles, Equimanthorn, Enter The Eternal Fire, Chariots Of Fire

1987, Svezia. Nello stesso anno in cui i vicini Mayhem pubblicano lo sporchissimo Deathcrush, i Death pubblicano Scream Bloody Gore e in Europa viene finalmente pubblicato Reign In Blood degli Slayer, ecco arrivare dalla Svezia il terzo lavoro di una band estrema per antonomasia: Under The Sign Of The Black Mark, capolavoro di Quorthon e del Black Metal in generale.
Certo, non possiamo parlare di Black Metal propriamente detto, però qui si incomincia a fissare alcune delle caratteristiche che i gruppi Black successivamente riprenderanno (e non poco). Quello che si sente è infatti un appesantimento del Thrash che gli fino ad allora si era sviluppato: una re-interpretazione di Slayer, Sodom e via dicendo. Riff veloci, per niente tecnici, ma capaci di sviluppare anche delle belle melodie (melodie fra moooooolte virgolette), sporchi, marci...ma cattivi e violenti!
Lo scream di Quorthon è lacerante, velocissimo (non sempre si riesce a seguirne la voce) e molto personale, e da questo punto di vista fa un lavoro migliore delle sue precedenti registrazioni. Anche le partiture di batteria e basso sono veramente buone. Inoltre, anche se può non sembrare fondamentale, sottolineerei gli assoli di chitarra, anche se la definizione migliore per essi sarebbe vortice di note acutissime sparate a velocità folle, che riflettono perfettamente i temi trattati nelle canzoni; da un punto di vista tecnico, sono dei veri e propri affronti al buon gusto, ma se si sanno ascoltare veramente bene, con l’attenzione che già di per sé il genere necessita, si comprende che questi sono la vera colonna sonora per l’Inferno, Satana e il Male.

Apre l’album una velocissima introduzione di tastiere, strumentale, Nocternal Obeisance, che senza mezzi termini viene scalzata dalla pesantissima Massacre, pezzo thrash-black sporchissimo, che non da’ pace all’ascoltatore nemmeno per un secondo. Segue la splendida Woman Of Dark Desires: una delle migliori song del disco. Parla della Contessa Elizabeth Bathory (la stessa che da’ il nome alla band) e della sua famosa passione per i bagni nel sangue, ovviamente con sangue di vergini, uccise appositamente per la bellezza di questa contessa ungherese, veramente esistita.
A risanare almeno di un poco i timpani sanguinanti dell’ascoltatore ci pensano le bellissime Call From The Grave ed Equimanthorn. La prima più lenta e riflessiva, la seconda invece più cattiva e veloce, più thrash. Si noti che comincia a venir preso in considerazione, proprio con quest’ultima, il tema vichingo e wotanista.
Si passa poi ad Enter The Eternal Fire: cadenzata e quasi epica, la canzone bathoriana (se mi è concesso il termine) per eccellenza. Piuttosto lunga di durata, se confrontata con le altre tracks, è veramente uno dei capolavori di questo full-lenght. Forse è anche questa stessa lentezza a trascinare l’ascoltatore e a non permettergli alcuna distrazione; a completare il quadro, un testo magnifico, anche se di difficile interpretazione. Si ascolti molto bene gli sguaiatissimi urli in scream che terminano la canzone, dandole una marcia in più, per l’incredibile espressività con cui vengono cantati.
Si prosegue con Chariots of Fire, pezzo devastante e schiacciasassi, e poi 13 Candles, forse un po’ meno pesante. Nel complesso due belle canzoni, anche se risentono un poco dell’eccedenza di materiale dei brani precedenti.
A terminare il disco, la godibile …Of Doom. Un pezzo thrash per salutare i fans della band, che come Quorthon canta “you kept us alive with your love and dedication”. Ma di dolce c’è ben poco in questa canzone, dato che è forse uno dei più estremi pezzi del disco; un thrash a là Sodom, per intenderci.

Infine, una curiosità: questo disco è stato registrato interamente da Quorthon, che ha suonato ogni singolo strumento, ma non in un normalissimo studio registrazioni, bensì agli HeavenShore Studios: una sorta di magazzino-garage, in mezzo a scatole di detersivo e pezzi di macchine abbandonati, nella costante paura che fossero registrati i rumori del traffico nelle vicinanze, e l’umidità rovinasse i nastri. Una pessima produzione dunque. Ma è mio personale parere che questa produzione impreziosisca un poco l’album, dandogli quell’aspetto grezzo che più gli è consono.

Voto: 95/100. Recensito da Crazy Jack   il 10/11/2006

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